Julho 24 2009

Literatura «A vida do outro», unha novela da xeración da Transición

 

Un periodista na transición española. Ese é o personaxe central da novela que onte presentou Carlos Reigosa, publicada por Xerais e que é o máis recente Premio Torrente Ballester.

Un personaxe que atravesa unha etapa singular na que, a dicir do seu autor, «os xornalistas tivemos un plus de importancia que agora xa non temos». Acompañado por Fermín Bouza e Xosé Luís Barreiro, Reigosa explicou que os autores «non temos dereito a valorar as nosas novelas, pero temos dereito a explicar que tentamos facer cando as escribimos». Neste sentido o tamén periodista sinalou que quería escribir «unha novela sobre ese tempo e que fose verosímil». Asegura que por iso os personaxes coñecidos que aparecen «están con nomes e apelidos e por iso Adolfo Suárez é Adolfo Suárez e Felipe González é Felipe González».

O director de Xerais, Manuel Bragado, introduciu a Carlos Reigosa lembrando que hai agora 25 anos gañou o primeiro premio de novela convocado pola editorial con Crime en Compostela, un libro que segundo Bragado «gañou lectores para o galego polo éxito que obtivo». O responsable de Xerais sinalou que A vida do outro podería acadar resultados similares aos de aquela primeira novela de Reigosa.

Fermín Bouza e Barreiro Rivas coincidiron cando menos nun argumento. Esta novela de Reigosa é a «novela da xeración da transición». Tanto un coma outro apuntaron que as sensacións das persoas que viviron esa época están perfectamente recollidas e a novela vai fixando os distintos estadios dende o personaxe central e dende o seu entorno máis directo.

A vida do outro iníciase pouco antes do comezo efectivo da transición e remata na actualidade por ese arco temporal van pasando case todas as cousas salientables da Transición, e tamén vai explicando como foron afectando esas circunstancias aos protagonistas.

Nese sentido, Barreiro Rivas sinalou que foi unha época na que todos os que participaban «pensabamos que estabamos facendo algo importante e que do acerto ou do erro que tivésemos dependían moitas cousas». Para Fermín Bouza hai na novela un relato «xeracional moi claro que era necesario facer porque quizais para outras xeracións, especialmente as posteriores, as motivación daquela época estean agora menos claras».

 

Francis Gruber, peintre du tourment et du déséquilibre

Hommage à Jacques Callot, peint en 1942 par Francis Gruber. (Musée des Beaux-Arts, Nancy)
Hommage à Jacques Callot, peint en 1942 par Francis Gruber. (Musée des Beaux-Arts, Nancy)

Le Musée des beaux-arts de Nancy revisite l'œuvre de cet ami de Giacometti, visionnaire des horreurs de la guerre, mort à 36 ans de tuberculose.

Le poète a toujours raison. Tel Aragon qui conclut un 1er décembre 1948, sous un ciel d'hiver et devant les futaies ­ternes de Thomery, village de Seine-et-Marne déjà rongé par la banlieue parisienne, l'oraison funèbre de son ami : «Francis Gruber fut l'un des plus grands peintres de ce temps, quand ­toute valeur était si confuse et tout jugement obscurci, et la réalité pour lui comme une petite fille maigre et nue dans les bois.»

Sous-bois défeuillés, fillette décharnée : ces motifs abondent dans l'œuvre de cet artiste mort à 36 ans de tuberculose. On peut le constater, non sans malaise, actuellement à Nancy où le Musée des beaux-arts propose une rétrospective sur ce grand mélancolique, visionnaire des horreurs de la guerre.

C'est la première fois qu'on lui rend hommage depuis 33 ans. La dernière rétrospective avait été montée par le Musée d'art moderne de la Ville de Paris. On s'était alors souvenu que, dans les années 1930, ­Gruber était largement exposé et même acheté par l'État. Puis il était retombé dans l'oubli, les «figuratifs» du XXe siècle s'effaçant semble-t-il toujours dans l'opinion au profit des cubistes et des «abstraits» américains.

Claire Stoullig, directrice du musée et commissaire de l'exposition, reprend donc tout de zéro. Elle rappelle, comme en témoignent de nombreux dessins et huiles accrochés en regard, que Gruber fut l'ami d'Alberto et ­Diego Giacometti. L'homme qui marche est un peu le jumeau célèbre - et presque optimiste - du Job osseux, recroquevillé derrière une palissade cassée, datant de 1944 (prêt de la Tate Britain). Gruber fut aussi très proche de Pierre Tal Coat même lorsque celui-ci quitta la figuration. Il fait penser à un Balthus moins aristocratique, plus ancré dans l'histoire. Jean Fautrier, Jean Hélion et le Bernard Buffet des débuts, le plus sincère, ne sont pas loin non plus.

 

Celebrity Equinox, the recession busting new cruise ship (complete with real grass lawn) sails into Southampton


 

Fancy a game of croquet anyone? And fancy playing on a real grass in the middle of the ocean?

Well that's exactly what passengers on a new cruise ship will be able to do on a new vessel which sailed into Southampton today.

The 2,850-guest, 122,000-tonne Celebrity Equinox will spent the next two weeks in Southampton for her inaugural celebrations.

 

Celebrity Equinox, the only cruise ship to launch in the UK this year, arrives in Southampton ahead of two weeks of launch celebrations, before being named in the city on the 29th July

New celebrity in town: The ship sails into Southampton and dwarfs all nearby boats

 


 Ambiente
 NUCLEARE

"Caro, inutile e pericoloso"
la rivolta di verdi e Regioni


 

ROMA - "Inutile e dannoso", "ritorno alla preistoria", "follia ambientale ed economica". Sono durissime le reazioni al via libera definitivo dato oggi dal Senato al disegno di legge sullo sviluppo, il provvedimento che stabilisce il ritorno dell'Italia all'energia nucleare. Se Pd e Italia dei valori hanno cercato inutilmente di far deragliare l'approvazione del testo, tentando di far mancare a palazzo Madama il numero legale, le associazioni da sempre in prima fila nella lotta contro l'atomo si sono affidate a comunicati e commenti infuocati.

Paradossalmente, rispetto a 22 anni fa, quando il nucleare fu espulso dal Paese con un referendum popolare, oggi la preoccupazione delle associazioni che promossero quella campagna sembrano essere economiche prima ancora che di tipo ecologico. Puntare come vuole fare l'Italia con il "ddl sviluppo" sull'obsoleto nucleare di terza generazione dopo aver abbandonato da anni la ricerca e la produzione industriale legata a questo settore, prima ancora che un problema di sicurezza è un colossale spreco di risorse.

"Con grande soddisfazione - denuncia ad esempio Legambiente - questo governo oggi plaude a se stesso per aver raggiunto un antico obiettivo: tornare alla preistoria energetica e spendere soldi in grandiose e fragili cattedrali per la produzione di energia nucleare di terza generazione, proprio quella tecnologia che Barack Obama si è rifiutato di finanziare perché inquinante e insicura".

A sottolineare quanto il voto di oggi del Senato sia in contraddizione con quanto avviene nel resto del mondo è anche il Wwf. "Il G8 a presidenza italiana - ricorda l'associazione - affronta il nodo cruciale delle politiche climatiche ed energetiche del Pianeta, dalle quali emerge la necessità di puntare con decisione ed urgenza sulle nuove tecnologie pulite: sembrerebbe una strada finalmente tracciata anche per l'Italia, facilitata anche dal consenso che si sta formando tra i paesi più influenti del mondo. E invece no: alla prova dei fatti, l'Italia decide di perseverare sulla vecchia strada e continuare a perdere tempo e denaro puntando tutte le proprie carte sull'opzione nucleare e ponendo un'ipoteca quasi irreversibile sulla diffusione delle energie rinnovabili nel nostro paese".

L'altro aspetto che viene denunciato dagli ambientalisti è proprio il sacrificio che gli investimenti sul nucleare, decisamente antieconomico e fuori mercato, richiederanno allo sviluppo di eolico e solare. "Costruire le nuove centrali - prevede il direttore di Greenpeace Giuseppe Onufrio - porterà l'Italia ad
avere una disponibilità eccessiva di energia, il che porterà inevitabilmente a un allentamento della spinta sulla produzione da fonti rinnovabili e sul consumo efficiente".

"In questo provvedimento c'è tutto il paradosso del governo della destra - lamenta Roberto Della Seta capogruppo del Pd nella commissione Ambiente del Senato - Il ddl è nato vecchio e ora è addirittura decrepito. Mentre tutti i Paesi industrializzati vanno verso l'innovazione e le fonti rinnovabili, per Berlusconi e Scajola i problemi energetici dell'Italia si risolvono ricominciando a produrre energia nucleare tra 20 anni. Pura propaganda ideologica, aggravata dal fatto che i siti nucleari verranno scelti liberamente dalle imprese che li realizzeranno, alla faccia del federalismo potranno essere localizzati anche contro la volontà delle Regioni, e saranno di fatto militarizzati".

Tra i più agguerriti contro il ddl c'è infatti anche Nichi Vendola, il governatore della Puglia, una delle regioni che potrebbe essere interessata dalla costruzione di una nuova centrale. "Le centrali nucleari sono impianti a rischio rilevante, la Puglia - avverte il governo - vuole continuare a essere la terra delle rinnovabili, il parco delle energie rinnovabili più interessante d'Europa". Secondo Vendola "finora i discorsi energetici del governo sono stati un cumulo di banalità e un annuncio di scelte autoritarie". "Io immagino - aggiunge - che la militarizzazione del territorio per fare una centrale sia una scelta suicida per chi ce l'ha in testa". "Ho proposto già al ministro Scajola - conclude Vendola - il tema vero: l'ottimizzazione della rete di trasmissione. Il paese perde il 12% dell'energia che produce a causa dell'obsolescenza della rete".

Sulla stessa lunghezza d'onda la reazione di Mercedes Bresso, presidente del Piemonte, regione dove sorge ancora la vecchia centrale di Trino Vercellese. "Il nucleare è una scelta sbagliata dal punto di vista strategico, economico e anche della sicurezza per i cittadini - commenta - E ci sono moltissimi dubbi sulla reale copertura economica dell'enorme spesa che si dovrebbe programmare".
 

 

publicado por luiscatina às 10:42

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